Dopo l'omicidio di Filippo Ceravolo la società è chiamata a reagire

 

Riflessione pubblicata su Il Quotidiano del 30 Ottobre 2012

In riferimento al corsivo del vostro giornale di sabato 27/10, mi permetto di fare qualche breve considerazione da semplice cittadino che l'altro giorno ha avvertito il bisogno di recarsi all'obitorio presso l'ospedale di Vibo per stare un po' vicino alla mamma, al papà e ai parenti di Filippo.

In tal senso sono convinto che le Istituzioni preposte sapranno garantire alla famiglia l'adeguato e necessario sostegno. Sono rimasto particolarmente colpito dalla grande dignità e compostezza con cui una famiglia umile è rimasta avvolta nel profondo dolore. Avrei voluto esprimere la mia istintiva indignazione pubblicamente di fronte ad una morte così assurda.
Ho ritenuto, senza ricercare giustificazioni, che la silenziosa vicinanza alla famiglia fosse più forte ed efficace di una dichiarazione pubblica che poteva apparire di circostanza. Tuttavia cogliendo, mi auguro, il senso del vostro corsivo non possiamo sottrarci a delle riflessioni pubbliche.
Abbiamo il dovere etico morale di reagire in modo adeguato e tempestivo e penso anche in modo strutturale senza cedere soltanto ad effimere manifestazioni. Dobbiamo farlo consapevoli che la società vibonese è segnata da una profonda crisi di sistema e da un senso di sfiducia profondissimo che manifesta con indifferenza, silenzio, preoccupazione e legittima paura.
Assumere questa consapevolezza ci aiuta a reagire con più appropriatezza alla difficile e drammatica situazione territoriale. Occorre riprendere il filo rosso di una reazione democratica collettiva che pure negli anni passati si era in qualche modo tentata. Credo che il modo migliore per ripartire sia quello di accogliere la paradigmatica lezione che gli studenti del Liceo Scientifico "Machiavelli" di Soriano Calabro ci hanno impartito attraverso la manifestazione silenziosa arrivata fino al punto in cui al mercato del sabato Filippo dava dignità e valore sociale al lavoro. Da qui bisogna ripartire. Un semplice gesto ma dal grandissimo valore civile etico democratico. Penso che se stiamo toccando il punto più basso del vivere civile, dobbiamo tutti interrogarci senza individuare sempre altrove responsabilità.
Dobbiamo provare a ricostruire insieme quotidianamente, nel rispetto di un necessario pluralismo culturale, la fiducia dei cittadini verso le Istituzioni Democratiche evitando deleterie derive qualunquistiche che rischiano di favorire anche torsioni costituzionali: indebolendo cosi una delle cose più belle che il nostro Paese ha prodotto.
L'affermazione dello Stato di Diritto è la conditio sine qua non per rilanciare una necessaria ed improcrastinabile battaglia di riscossa civica e democratica.
Tutto questo non può essere demandato solo alle Forze dell'Ordine e alla Magistratura che nel nostro territorio stanno rappresentando, con tempestività ed efficacia, un vero baluardo della Costituzione rendendo, attraverso un encomiabile lavoro, esigibili verità e giustizia. E' proprio questo quello che rivendica la massiccia partecipazione di popolo ai funerali di Filippo. Oltre allo strazio, al dolore e alla rabbia ieri a Soriano Calabro (che nessuna televisione ha provato a raccontare) ho intravisto una grande voglia di ribellione. Forse può rappresentare l'avvio di un nuovo e rinvigorito impegno ma occorre crederci e scuotere una collettività sempre più allo sbando.
Sabato è stata annunciata una fiaccolata promossa dai giovani e ieri c'è stata questa manifestazione degli studenti. Alimentiamo questa speranza per dare corpo ad una vera prospettiva di cambiamento. Proviamo a sollecitare una partecipazione di massa e a fare qualcosa di concreto prima che sia troppo tardi perché la realtà ci sta sfuggendo di mano.

 

Raffaele Mammoliti

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