Lacrime e silenzio per Filippo

 

Calabria Ora del 4 Novembre 2012

È il silenzio del dolore, della rabbia e del senso d'abbandono, quello che ha sfilato ieri a Soriano Calabro. Il silenzio, al contempo, della voglia di riscatto di un intero territorio che, senza far rumore, ha gridato basta a questa carneficina inumana, reclamando il riscatto di un'intera terra dalla morsa malavitosa che l'attanaglia.

C'erano associazioni, civili e religiose, forze dell'ordine, autorità, amministratori - pochi -, esponenti politici - altrettanti -. E c'erano, soprattutto, tanti bambini con la maglietta con scritto "Filippo, per sempre uno di noi" e tante persone comuni, accorse in migliaia. Mille fiammelle si sono mosse, con in testa i familiari e la fidanzata del povero ragazzo, discrete ed ordinate per le vie di una Soriano stordita, mentre da ogni balcone, compreso quello dei carabinieri, pendeva un lenzuolo bianco simbolo del candore. Mille cartelli hanno urlato "basta" alla violenza ed alla brutalità, e ricordato Filippo, inconsapevolmente divenuto l'amico, il figlio, il fratello perso da tutti. Perché siamo tutti Filippo Ceravolo, vittima sacrificale di un odio cieco che l'ha fermato sulla strada di ritorno a casa, dopo un pomeriggio con l'amata Ivana nella vicina Vazzano, stroncato da una pioggia di pallettoni, alcuni dei quali lo hanno centrato al capo causandone l'inevitabile decesso. Colpevole d'innocenza, è la sentenza. «Colpevole - scriveva qualcuno giorni fa su Facebook - di essere nato in una terra dove la differenza tra uomini e bestie viaggia su un filo impercettibile». «Ma - grida dal palco Merilia Ciconte, coordinatrice del movimento organizzatore, che ha sottolineato l'importanza di rimanere uniti ed operare, ognuno nel suo piccolo, per spezzare la spirale di violenza - non si può morire a 19 anni, per nessun motivo. C'è bisogno di un risveglio delle coscienze, perché il silenzio e l'indifferenza sono forme di complicità». Commosso, il sindaco Francesco Bartone ha parlato della fiaccolata come «grande momento di speranza, perché non si possono più sopportare certe cose e ad esse occorre dire basta, ma non dobbiamo fermarci qui». Struggenti, anche le parole di alcuni ragazzi, definitisi «la società del futuro, che pretende che le cose cambino, e non nega che a Soriano esista la mafia. Ma bisogna svegliarsi e non aspettare che muoiano altri innocenti». Il collaboratore di giustizia Rocco Mangiardi ha invocato «di lasciare le parole ai politicanti ed agire, per avere la verità per Filippo e gli altri innocenti, poiché la vera antimafia è quella dei gesti quotidiani di ognuno di noi». Il sindaco di Lamezia Gianni Speranza, ha citato Mangiardi - originario di Soriano - come ottimo esempio di lotta alla mafia, auspicando che si possa fare giustizia per Filippo e gli altri innocenti. Parole di pietra quelle di Giuseppe de Pace, che ha parlato del suono della campana del 25 ottobre (data del funerale) come momento che ci ha chiamati a riflettere su cosa sia la mafia, additando «la stampa di non aver aiutato in tale riflessione ed i politicanti di avere le mani macchiate di sangue per aver richiesto i voti ai malavitosi. Dobbiamo liberarci dalla cappa di piombo e dobbiamo organizzarci, mobiliando i nostri giovani». Intervenuto telefonicamente, Aldo Pecora, affermando che «sarebbe stata la stessa cosa se a morire fosse stato il reale obiettivo, perché non si può morire così» ha lodato i genitori di Filippo per aver, partecipando, dato una bella lezione di vita». E poi, Matteo Luzza, per Libera, che ha urlato basta a tutto ciò, definendo la mafia «una merda» ed i mafiosi delle «merde perché hanno sparato ad un innocente», mentre, per il rappresentante dell'azione cattolica «tutto ciò avviene a causa della mancanza di fede». E ancora, lacrime, a fiumi, quando Angela Varì ha riletto la sua riflessione apparsa ieri su tutti i quotidiani locali. Ed infine un "grazie", da parte di Anna Grillo in rappresentanza della famiglia: «grazie a tutti per la vicinanza dimostrata». E da domani…

Valerio Colaci

Ritaglio dell'articolo     Il commento di Piero Sansonetti     Riflessione di Angela Varì

 

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