Un mese senza Filippo

La tragica fatalità, la ribellione di Soriano, il tempo che sembra si sia fermato.

Il Quotidiano del 25 Novembre 2012

Un mese: 25 ottobre 2012 - 25 novembre 2012. Un mese senza Filippo. «Prenderemo chi ha spezzato anche questa vita», ha detto il procuratore di Catanzaro Antonio Vincenzo Lombardo. E' uno di quelli che non archivia, che non vuol dimenticare. Perché "lo Stato c'è, ha solo bisogno di tempo". Il tempo che per la famiglia del giovane, vittima innocente di un nuovo focolaio di guerra mafioso divampato sulle Preserre vibonesi, s'è fermato quella sera maledetta.

Filippo era a Vazzano, era dalla fidanzata. Doveva rientrare per vedere il secondo tempo della partita col papà Martino. Non aveva la sua auto, in panne e posteggiata in un'officina del paese, Soriano. Gli offrì un passaggio l'auto sbagliata, a bordo della quale viaggiava il bersaglio designato da un paio di sicari senza scrupoli, appostati nei pressi del calvario di Pizzoni, che non si fecero alcuno scrupolo a sparare alla cieca contro quella Fiat Punto. Filippo, passeggero senza alcuna colpa, morì per un colpo di fucile che ha deturpato il suo viso pulito. Per la madre Anna, per le sorelle, per gli altri cari, per gli amici, il tempo s'è congelato, come per papà Martino, avvisato da una telefonata. Per altri ha ripreso a scorrere. Per la Soriano della gente laboriosa e perbene, che scendendo in strada con le fiaccole accese, ed urlando in piazza il suo dolore e la sua condanna ad ogni forma di violenza, ha deciso di segnare un solco sul terreno per provare ad iniziare una nuova epoca senza più mafia. E per chi preferisce distogliere lo sguardo, ignorando e dimenticando, rassegnando questo lembo di Calabria sofferente ad un destino immutabile, in cui non fa differenza la morte di un giovane senza alcuna colpa.
Un mese. Oggi nella chiesa di Soriano, la comunità si ritroverà per ricordare "un sacrificio - ha ribadito più volte papà Martino - che non deve essere vano". Ci saranno gli amici, quelli che la domenica dopo uno dei più atroci fatti di sangue verificatisi negli ultimi anni, in una provincia mai uscita dalla spirale di violenza alla quale il silenzio l'ha condannata, dopo i funerali, dopo essere scesi nelle strade e in piazza, s'erano ritrovati allo stadio per rivolgere a Filippo il loro ultimo struggente ideale saluto. "Filippo? Mi manca, per me era come un fratello. Cos'altro dovrei dire?", dice il cognato Simone. "Mio fratello non dev'essere dimenticato", ripete la sorella Maria Teresa, ciò mentre all'incrocio tra corso Vittorio Emanuele III e via Forgiari, alla bancarella allestita per il mercato del sabato vibonese, Martino continua ad incontrare gente, che lo abbraccia, gli porge la mano, gli esprime cordoglio e solidarietà, trattenendo le lacrime. Come se tutto ciò fosse accaduto ieri e, invece, è trascorso un mese. E' gente tra quella per la quale il tempo riprende a scorrere, ma che non ignora, non distoglie lo sguardo, ma onesta, trattenendo ancora la commozione, vorrebbe che il domani fosse diverso da un presente che priva una coppia di giovani genitori di un figlio educato al lavoro ed ai valori della vita.
"Ho fiducia nel lavoro delle forze dell'ordine - dice Martino Ceravolo - sentiamo nell'aria la loro presenza, ma non vogliamo che cali il silenzio sulla morte di mio figlio. Filippo dev'essere ricordato e il suo ricordo deve accompagnare quotidianamente la vita della nostra comunità ed il lavoro di quanti sono impegnati per arrivare agli assassini".

 

Pietro Comito

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