Il movimento "Filippo Ceravolo": «Lassismo politico-investigativo»

 

Calabria Ora del 13 Gennaio 2013

Era sorto all'indomani della tragica uccisione di Filippo Ceravolo con l'intento di scuotere gli animi con una serie di iniziative antimafia per dire no alla violenza e all'illegalità imperanti nel territorio. Prima fra tutte, la fiaccolata silenziosa che ha coinvolto migliaia di persone, mossesi in un lungo corteo per le vie del centro domenicano.

Ma, pur avendo suscitato parecchio clamore, anche mediatico, evidentemente da sola l'iniziativa non è bastata a creare il rumore che ci si era prefissi al fine di evitare che l'uccisione di un innocente rischiasse di cadere nel dimenticatoio. Così, gli aderenti al comitato spontaneo antimafia "Filippo Ceravolo", per rispondere ad un appello di Martino, padre del giovane scomparso - rivoltosi ad alcuni di loro per denunciare lo stato di abbandono in cui si è sentito lasciato dalle istituzioni e dalla politica - si è riunito con l'intento di dare vita ad altre iniziative volte a stare vicini ai Ceravolo ed a dare loro il necessario sostegno per riuscire a superare il difficile momento. L'intento principale dell'incontro è stato quello di cercare di istituzionalizzare il movimento ed estenderlo a tutte le persone che, non solo a Soriano, si sentono sensibili ai temi dell'antimafia, lanciando alle stesse un appello all'adesione ed alla partecipazione a quella che vuole essere la «costruzione di una rete impegnata nella denuncia di tutte le situazioni di violenza, corruttela, malaffare politico e amministrativo». Dall'incontro, inoltre, è venuta fuori una lettera aperta di denuncia e sprono che, sottoscritta da tanti e firmata "Movimento antimafia Filippo Ceravolo", è stata indirizzata ai cittadini, al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al ministro dell'Interno, al prefetto di Vibo Michele di Bari ed al sindaco della città Francesco Bartone.
«I movimenti collettivi e la miriade di singoli soggetti sparsi sul territorio calabrese in lotta contro la mafia - recita la missiva con eloquente durezza - riuniti in consiglio a Soriano in data 11.01.2013, denunciano il lassismo politico e investigativo in relazione alla strage del 25.10.2012, quando, in un'azione mafiosa, venne ucciso il giovane Filippo Ceravolo. Strage e non omicidio - sottolineano gli scriventi - perché in quella circostanza chiunque si sarebbe potuto trovare nella traiettoria dei colpi assassini». Una strage in seguito alla quale «la nostra coscienza si ribella, e non tollera che lo Stato, dopo la fiammata repressiva iniziale, non riesca a venire a capo dei responsabili del crimine». Parole che hanno le sembianze di macigni ma che ben evidenziano quello che sembra essere lo stato di fatto, anche quando gli autori della lettera «stigmatizzano l'insensibilità ed il disinteresse delle istituzioni e delle forze politiche al dramma della famiglia Ceravolo, violentata negli affetti più cari, e abbandonata a sé stessa». Per queste ragioni, rilevando «la necessità di costituire un comitato di lotta alla mafia per dare continuità al sentimento e all'impegno di tutti coloro che aspirano a vivere in una realtà libera da prepotenze e prevaricazioni» in conclusione «chiedono che gli organi dello Stato italiano, nella consapevolezza della gravità della situazione in cui versa questo territorio, assolvano al loro compito con maggiore efficacia».
Se le parole hanno un significato, è chiaro il sentimento di abbandono in cui ci si sente piombati da queste parti.

Valerio Colaci

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