Tre mesi senza Filippo

Il dolore della famiglia che ha sete di giustizia.

Calabria Ora del 25 Gennaio 2013

Tre lunghi mesi. Tanto è passato dalla barbara uccisione, lo scorso 25 ottobre, del giovane sorianese Filippo Ceravolo, freddato nei pressi del calvario di Pizzoni da una mano senza scrupoli e, sinora, rimasta ancora anonima.

Mesi di dolore e di lacrime da parte un'intera comunità e, soprattutto, di una famiglia. Di due genitori, Anna e Martino, che ancora non riescono a darsi pace per un fatto considerato assurdo. Mesi lunghi da far trascorrere, col pensiero fisso a quella maledetta sera, cercando di metabolizzare l'innaturale realtà di essere sopravvissuti, loro malgrado, alla propria creatura, strappata alla vita senza alcun motivo proprio mentre vi si stava affacciando.
In questi mesi, molte sono state le iniziative volte a non far spegnere la fiamma del ricordo e a stimolare l'attività investigativa degli inquirenti, al fine di assicurare al più presto alla giustizia i responsabili di quella che è stata definita una strage dagli animatori del movimento antimafia che, sorto spontaneamente nelle settimane passate, porta il nome del giovane. Dalla fiaccolata silenziosa dei giorni immediatamente successivi, ai tanti cortei organizzati spontaneamente dagli studenti sorianesi, passando per il concerto antimafia prenatalizio nella chiesa del convento di San Domenico e per la dedica, ad Acquaro, paese di origine della mamma, posta sulla tradizionale capanna natalizia della Pro loco, su cui, per tutte le festività, accanto alla foto del ragazzo attaccata da alcuni familiari, è campeggiata la scritta "A Filippo Ceravolo, vittima innocente".
Del caso, inoltre, sebbene tardivamente, si sono occupate anche alcune note trasmissioni televisive sui media nazionali, che hanno dato eco alla notizia, con ricostruzioni dell'assurda vicenda ed interviste ai Ceravolo ed ai familiari più stretti. E, poi, interrogazioni parlamentari e richieste al governo di una maggiore presenza sul territorio. Ultima in ordine cronologico quella del succitato movimento antimafia, che scrisse una lettera indirizzata al presidente Napolitano, al ministro dell'interno, al prefetto Michele di Bari ed al sindaco della città, in cui si denunciava il «lassismo delle istituzioni e delle formazioni politiche, insensibili fronte al dolore della famiglia sorianese».
Tutte le iniziative, volte a dimostrare vicinanza e solidarietà ai familiari e a palesare al mondo la bontà di un ragazzo tutto casa e lavoro, sono state ben accolte da Martino Ceravolo che accetta di buon grado «tutto ciò che viene fatto col cuore per ricordare Filippo, facendone un esempio di rettitudine per tutti i giovani». A questo scopo vedrebbe di buon occhio anche la dedica di una via che, intitolata al suo piccolo, sia da monito a tutti i suoi coetanei. Ciò che lo urta, però, è se qualcuno pensasse di usare il nome e la vicenda di suo figlio per propri tornaconti, o promette di fare questo e quello e poi non mantiene: «che fine ha fatto - dice a riguardo - la fondazione che qualcuno aveva promesso di istituire?».
Per ora, però, il suo tormento più grande è che i responsabili del furto della vita a suo figlio - definiti «infami» ed in tutti i peggiori modi - vengano assicurati alla legge. Lo spera e lo va gridando da tre mesi. Solo ciò aiuterebbe lui, la moglie le sorelle, la fidanzata ed i parenti a mitigare un dolore che, ormai, è divenuto piaga dolente della loro esistenza.

Valerio Colaci

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