Solidale e identitario: il ritorno del "Cumbitu"

Il rituale antico prevedeva la preparazione di un pasto per i bisognosi.

Calabria Ora del 20 Marzo 2013

Ve ne avevamo parlato l'anno scorso, lanciando l'allarme per quella che pareva essere la fine di una tradizione secolare, di quelle attorno alle quali intere comunità, in tal caso quella della piccola frazione Limpidi di Acquaro, si riconoscono e si identificano, interpretando tale fine come un punto di non ritorno. Perché, se oltre ai servizi, con l'inesorabile spopolamento, si perdono anche le tradizioni che rappresentano le radici sulle quali un popolo prolifera, allora vuoi dire che è davvero giunta la fine.

Proprio per questo, determinati riti, divenuti tali per convenzione universalmente riconosciuta in un dato centro, non devono essere trascurati. Così, dopo il break dello scorso anno, a Limpidi ha prevalso l'orgoglio collettivo e, martedì scorso, è stato riproposto il tradizionale "Cumbitu" (conviviale) di San Giuseppe, le cui origini si perdono nella notte dei tempi, rendendo orgogliosi i limpidesi sul fatto che, sebbene iniziative simili si ritrovino anche in altri centri, il loro è il vero ed originale "cumbitu".
Il rituale, in origine, era organizzato dalle famiglie più povere del piccolo centro montano, che, privandosi di quel poco che la terra dava loro, preparavano un lauto pasto per i più bisognosi del paese, cui si univano mendicanti e mercanti provenienti da altri centri. Al giorno d'oggi, sebbene pare vi sia un ritorno al passato, la società è più benestante ma "u cumbitu", come conferma anche don Pietro Carnovale, parroco della comunità, «non perde la sua caratteristica peculiare di solidarietà, poiché il frutto dell'impegno delle famiglie che lo realizzano, 10, quest'anno, è rivolto alle persone anziane e sole, che in questi centri sono la maggioranza». In pratica, le 10 famiglie coinvolte hanno realizzato la spesa per preparare il pranzo per tutta la comunità a base di pasta (ne sono stati acquistati 20 chili), sugo (36litri), ceci (13 chili), broccoli (8o chili) e stoccafisso (20 chili), più altri 50 chilogrammi di farina per realizzare i "curujicchi", distribuite il 18 ai residenti.
Per quanto riguarda il rituale nel dettaglio, il giorno di San Giuseppe, poco prima di mezzogiorno, il parroco è. giunto nell'abitazione dove è stato realizzato "u cumbitu, per benedire il cibo ed i presenti, mentre, tre componenti scelti nella comunità, impersonavano i membri della sacra famiglia che, seduti attorno ad un tavolo, hanno assaggiato le varie pietanze, recitando una lode a Gesù, Giusppe e Maria ad ogni boccone.
Il culmine della manifestazione è stato la distribuzione del pasto (a "devuziuani"), casa per casa a tutti i limpidesi, che hanno potuto così, ancora una volta, assaggiare il "sapore unico" della loro tradizione identitaria, sopravvissuta ai secoli e recuperata, fortunatamente, dopo quello che, a questo punto, può dirsi solo un anno sabbatico.

Valerio Colaci

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