«Il killer di Filippo è ancora libero»

La famiglia Ceravolo: la vita di altri giovani innocenti è in pericolo.

Calabria Ora dell'1 Maggio 2013

Invocano verità e giustizia. Null'altro. Verità e giustizia per il figlio Filippo e per le tante vittime innocenti della violenza mafiosa. Sono tutti uguali, i morti. Tutti hanno la stessa dignità. Ma il senso stesso d'una morte, talvolta, può cambiare. Morire per mano assassina quando si è deciso di intraprendere una guerra di mafia senza esclusione di colpi non ha lo stesso significato della morte intervenuta nel caso in cui non si abbia alcunché da spartire con le logiche criminali.

Ecco, Filippo Ceravolo – il 19enne di Soriano Calabro, nel Vibonese, ammazzato da killer senza pietà – rappresenta proprio una di quelle vittime innocenti a cui si deve dare giustizia. È per questo che i suoi genitori intendono lottare con tutte le forze fin quando non verrà fatta piena luce sull'omicidio del figlio e non verranno arrestati gli autori dell'omicidio, liberi di muoversi indisturbati per il territorio provinciale da quasi sette mesi.
Il delitto di Filippo risale al 25 ottobre del 2012. Il giovane si trovava in auto con un compaesano che, ritengono gli inquirenti, era il vero bersaglio dei sicari, quando è stato raggiunto da alcuni colpi di arma da fuoco nei pressi di Pizzoni. È morto, s'è detto, perché venutosi a trovare nel posto sbagliato al momento sbagliato. Ma è morto, soprattutto, perché a certe latitudini vige ancora l'insensata legge della violenza che non sa discernere il bene dal male. Ecco perché i suoi genitori non intendono rassegnarsi all'idea che il sacrificio del figlio resti vano e impunito.
«Bisogna arrivare al più presto alla verità; bisogna arrestare i colpevoli di questo atroce delitto; è necessario che Filippo Ceravolo sia riconosciuto per ciò che è: una vittima innocente della criminalità organizzata », dice l'avvocato Marcello Scarmato, legale della famiglia Ceravolo. «Abbiamo grandissima fiducia nel lavoro che stanno conducendo i carabinieri con il coordinamento della Dda di Catanzaro. E speriamo che al più presto siano arrestati i responsabili di questo gravissimo fatto di sangue», aggiunge. Ma la speranza va sempre sostenuta da fatti concreti. «Quanto è accaduto a mio figlio - evidenzia Martino Ceravolo, padre della vittima - poteva accadere a chiunque. E la vita di altri giovani innocenti è in pericolo fino a quando gli assassini resteranno a piede libero. Noi crediamo fermamente nel lavoro di magistrati e carabinieri: vogliamo solo esortarli a fare presto». Fare presto poiché la guerra di mafia in corso nelle Pre Serre vibonesi non s'è ancora sopita ma di mese in mese lascia sul campo corpi trucidati dal piombo d'una 'ndrangheta in perenne conflitto. L'agguato costato la vita a Filippo Ceravolo, del resto, secondo gli inquirenti rientra proprio in una logica di contrasto tra le famiglie che dominano il territorio boschivo compreso tra i comuni di Serra, Gerocarne, Soriano (l'ultimo a cadere sotto i colpi dei killer è stato il 23enne Salvatore Lazzaro, ucciso a colpi di lupara mentre si trovava all'interno della propria abitazione, posto ai domiciliari per reati legati al traffico di droga).
Filippo, che con la guerra in questione non c'entrava un bel niente, ha pagato con la vita la "colpa" di trovarsi in auto insieme al vero obiettivo dei sicari, un altro giovane al quale il 19enne assassinato aveva chiesto un passaggio. Ecco perché la sua morte non può e non deve essere dimentica, così come non può e non deve restare senza colpevoli. Sabato prossimo avrebbe compiuto 20 anni. Non ne ha avuto il tempo, ma i suoi genitori vogliono che la sua figura venga ugualmente ricordata attraverso la riflessione e la preghiera. Nel Santuario di San Domenico, a Soriano, è stata predisposta una celebrazione eucaristica cui seguirà una manifestazione al cimitero. «Speriamo nella partecipazione di tanti e anche degli organi di informazione - conclude Martino Ceravolo - affinché rimanga alta l'attenzione su ciò che è accaduto e sta accadendo in questo territorio e si possa sensibilizzare la coscienza civile di tutti perché nessun altro padre e nessuna altra madre siano costretti a piangere un figlio così adorabile qual era Filippo».

 

Pier Paolo Cambareri

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