Benoit Manno ritenta la scalata

A Torino il boxeur di Acquaro incrocerà i guanti con l'italo-albanese Suat Laze.

Il Quotidiano del 20 Giugno 2013

Benoit Manno, il giovane pugile acquarese, si appresta a salire nuovamente sul ring. Un incontro che disputerà venerdì prossimo alle Cupole di via Artom a Torino contro l'italo albanese Suat Laze, un pugile duro e attualmente imbattuto in Italia.

Un match importantissimo per la sua carriera del pugile calabrese in quanto rappresenta la prima vera scalata ad un titolo europeo al quale Manno aspira da tempo. Ed ecco perché abbiamo voluto intervistarlo, seppur telefonicamente, per capire più dettagliatamente la vita di un pugile e nello specifico i suoi obbiettivi futuri. Ed anche per testarne gli umori in vista di questo match in programma venerdì.
Benoit, manca ormai poco alla sfida contro Suat Laze e sicuramente ti sarai preparato nel miglior dei modi.
Come si svolge la giornata di un pugile professionista?
«E' molto intensa. Faticosa. E ci vogliono tanti sacrifici. Per quanto mi riguarda, sveglia presto al mattino e allenamento di corsa per circa due ore. Al pomeriggio il pugile viene seguito dal suo maestro col quale affronta delle sedute estenuanti di sparring, sacco, tattica. Il tutto rigorosamente associato a un'alimentazione corretta, che nel mio caso non supera le 1800 calorie».
Bisogna essere portati per sostenere certi sacrifici.
«La boxe è uno sport che ti forgia sicuramente e poche persone sarebbero capaci di allenarsi allo spasimo ed avere oltretutto un limite di peso da affrontare. Agli allenamenti di corsa in questo periodo sto affrontando delle sessioni di pesi per aumentare la mia forza esplosiva. Una strada che ti fa capire che la vita non è facile, che per crescere bisogna fare sacrifici e lottare fino all'ultimo, che nulla è dovuto ma ogni cosa va conquistata».
Qual è il compenso per un pugile professionista? Riesci a vivere solo facendo pugilato?
«Assolutamente no: la paga di un pugile professionista è iniqua. Per campare di sola boxe, dovrei arrivare a diventare campione d'Europa ed anche lì, nonostante i sacrifici siano maggiori, le borse non sono esorbitanti. Un pugile campione d'Europa riesce a percepire dai 18 ai 25 mila euro a match, ma combatte soltanto 2 o 3 volte l'anno. La boxe è per me una passione, che si è trasformata oramai in un lavoro. Sono diventato insegnante di boxe, trasformando così la mia passione in un vero e proprio lavoro».
Il pugilato è da sempre uno sport seguito, ma tutte le sigle create negli ultimi tempi creano confusione. Come mai non esiste più l'unico campione mondiale, mentre in una categoria, se ne possono contare svariati?
«Non è facile da spiegare. Una volta c'era una sola sigla e, di conseguenza, un solo campione per categoria. Poi le categorie sono diventate tre, fino ai giorni nostri dove esistono 5-6 sigle differenti. Ciò sicuramente crea confusione negli appassionati di boxe. Troppe sigle creano disordine, ma bisogna tener conto che le più importanti in assoluto sono tre: IBF, WBC, WBA; tutte le altre sono delle "sottomarche", create dai vari organizzatori, al fine di poter organizzare eventi e dare la possibilità a pugili di livello inferiore, che magari non avrebbero mai vinto un europeo, di poter disputare un titolo di caratura inferiore. C'è soprattutto una questione economica complessa, dietro le sigle».
Quali sono i tuoi obiettivi futuri?
«Questi si riassumono in una frase sola: vincere un titolo internazionale nella mia terra d'origine e precisamente ad Acquaro, mio paese natio».
Cosa ti ha fatto scegliere uno sport cosi duro (forse il più duro tra gli sport) e quale è stata la spinta che ti ha portato a salire sul ring?
«Il pugilato fa ormai parte integrante della mia vita e non so cosa avrei fatto se non avessi iniziato la boxe. Forse bisognerebbe vivere in un mondo parallelo per saperlo. Sarei sicuramente diventato uno sportivo, poiché la competizione mi è sempre piaciuta, fin da piccolo».
Che sensazioni provi sul ring?
«Mi sento veramente vivo solo quando salgo su quel quadrato. Vivo delle sensazioni quasi primordiali, come primordiali sono le sensazioni antecedenti al match. Il sacrificio, le diete ferree, il sudore, il sangue, la fame. Il pugilato è per me vita e continuerò a combattere finché le mie braccia avranno forza per scagliare colpi».
Hai altro da aggiungere?
«Approfitto per salutare l'amico sindaco Giuseppe Barilaro e per mandare un caloroso abbraccio al mio caro paese Acquaro. Spero che gli acquaresi immigrati a Torino e dintorni vengano a sostenermi all'incontro del prossimo 22 giugno, un incontro importantissimo per me. Da parte mia farò in modo di non deludere chi mi segue e crede in me».

Giuseppe Parrucci

Promo dell'incontro

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