Niente concerto per San Rocco

E scoppia la (discutibile) polemica.

L'Ora della Calabria del 19 Agosto 2013

È destinata a suscitare più di qualche strascico polemico la festa patronale in onore di San Rocco di quest'anno ad Acquaro, recuperata in extremis dopo la mancata formazione di un comitato civico ed organizzata senza eccessivi sfarzi, come forse mai si era verificato.

Sarà stata la crisi, che, oltre ai servizi essenziali, sta cancellando quanto di identitario rimaneva a rammentare che anche in questi centri qualcuno ancora ci vive, sarà stato altro, sta di fatto che, al di là delle iniziative religiose, abbastanza gramo, ed in maniera alquanto evidente, è stato il programma civile: due sole serate di spettacolo, sabato e domenica, di cui una offerta dall'amministrazione comunale, poche luminarie, e, per i classici fuochi pirotecnici del sabato, forse danneggiati da un acquazzone pomeridiano, è meglio stendere un velo pietoso.
Ma ciò che sembra aver suscitato i mal di pancia più dolorosi pare essere stata la cancellazione delle due tradizionali serate di banda con servizio da palco che caratterizzavano la festa del piccolo centro montano come una delle rare occasioni dove ancora si poteva assistere a spettacoli d'orchestra di un certo livello, con l'esibizione delle più rinomate bande pugliesi e campane. Mal di pancia resi pubblici attraverso un volantino diramato anonimamente nella notte di sabato per le vie del paese. In esso gli anonimi parlano di un «un forte grido di protesta da parte della popolazione per una tradizione molto sentita che improvvisamente ed inspiegabilmente scompare: il concerto bandistico lirico-sinfonico che nelle serate di sabato e domenica, in occasione della festa del santo patrono, si esibisce con richiamo di partecipazione locale e della provincia tutta». Una «tradizione radicata e risalente al 1600» interrotta da una decisione presa da «pochi», che «lascia grande sconcerto e malcontento nella popolazione e soprattutto nei cuori degli emigrati, e delusione per chi, ogni anno, si presenta al tradizionale appuntamento musicale». Gli scriventi, poi, fanno un ironico «ringraziamento a quanti si sono adoperati a non formare il comitato festa», concludendo con un non tanto rassicurante allarme circa il fatto che «lentamente ed inesorabilmente vanno scomparendo le altre feste che sono anch'esse radicate e sentite con fortissimo senso religioso». Giusto e inquietante, soprattutto se si pensa a quello che potrebbe essere il destino della festa nei prossimi anni, visto che, al di là degli aspetti religiosi, il paese vive tutto l'anno per prepararsi all'appuntamento che, richiamando parecchi emigrati, rappresenta anche un ottimo indotto per le attività commerciali che, com'è giusto che sia, incrementano le loro vendite.
Sul caso particolare, tuttavia, se si vuole onorare il vero, ci sarebbero almeno due considerazioni da fare: innanzitutto, è da diversi anni che tra l'opinione pubblica si è aperto il dibattito sull'opportunità o meno di due serate di banda che piacciono, sì, ma ad un'esigua minoranza di cultori; in secondo luogo, la metà di questi cultori rimane rapita più dalle lusinghe di Morfeo che dalle sinfonie degli strumenti. Ma tutto è opinabile.

Valerio Colaci

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