A Soriano per non dimenticare

Migliaia di fiaccole accese nell'anniversario della morte di Filippo Ceravolo.

L'Ora della Calabria del 26 Ottobre 2013

«Dov'era Dio quella sera?». Con queste parole, pronunciate in una chiesa stracolma dal signor Fedele, zio di Martino Ceravolo, ha avuto inizio ieri a Soriano, dopo l'arrivo del "Giro della luce" partito da Cosenza, la giornata in memoria di Filippo Ceravolo - giovane vittima innocente della barbarie umana -, voluta dalla famiglia, dal movimento "Mai più vittime, Mai più Mafia!" e da "Libera".

«Prima di darsi una risposta su dove era Dio - ha proseguito il signor Fedele - occorre riflettere che a non esserci quella sera era l'uomo che ha premuto il grilletto, poiché al suo posto c'era il bruto. Dio, invece, c'era, come c'è sempre quando muore un innocente, ed era nel bene, era in Filippo, che oggi è qui con noi per dare un senso al suo terribile sacrificio, che un senso lo ha solo se ognuno di noi segue il bene».
A concelebrare la messa - animata dal coro "Dominicus" -, padre Remigio Romano, il vice presidente di Libera don Marcello Cozzi, che, invitando tutti ad unirsi in un abbraccio alla famiglia Ceravolo - presente ai primi posti - ha chiesto scusa a Dio «per certe nostre connivenze e complicità», ed il responsabile provinciale dell'associazione, don Peppino Fiorillo, che, sottolineando il fatto che l'autore del delitto, come Caino, non potrà mai avere pace, ha esortato tutti ad impegnarsi perché si acceleri il superamento di questa triste notte, sonno della ragione e morte, ed arrivi finalmente l'aurora, che, invece, è sole e vita».
Subito dopo, il lungo corteo per le vie di una Soriano silenziosa ed ancora affamata di verità. Migliaia le fiammelle accese, per una fiumana di persone maggiore dello scorso anno a chiedere il giusto riscatto. Ad aprire il corteo, lo striscione di Libera, con in prima fila la famiglia Ceravolo, papà Martino, mamma Anna, e la sorella Maria Teresa, mentre, più avanti, tra due fasci di palloncini bianchi, vi era la sorellina Giusy, accanto ad una foto incorniciata del fratello. Pochi i rappresentanti delle amministrazioni comunali: il commissario Sergio Raimondo, in rappresentanza anche dell'Utg; i sindaci di Sorianello, Arena, Gerocarne, Nicotera, il presidente del consiglio comunale di Serra. C'erano, poi, l'onorevole Alfonso Grillo, per il quale «la gente che insieme sente il bisogno di lottare contro la malavita non smuove le coscienze criminali, ma rompe il muro del silenzio su un tema che arresta la crescita del territorio». E, ancora, Angela Napoli, i testimoni di giustizia Nello Ruello, Carmine Mangiardi e Pino Masciari. Le forze dell'ordine e la Prociv di Arena, Soriano e Pizzoni a mantenere ordinato il corteo. E, ancora, tanta gente e tanti striscioni. Molti i giovani, tutti con indosso una maglietta bianca con su stampato il sorriso di Filippo, divenuto il sorriso di Soriano e di tutta la Calabria per bene.
Il culmine in piazza, in rappresentanza del movimento spontaneo, Merilia Ciconte ha letto una lettera di vicinanza alla famiglia del presidente di "Libera" don Luigi Ciotti. Di seguito, sono intervenuti Nello Ruello, in rappresentanza dei testimoni di giustizia, Barbara Vinci, vittime innocenti, i ragazzi delle scuole e gli amici di Filippo, che hanno preparato degli scritti in suo ricordo, Matteo Luzza, che ha portato i saluti del commissario Raimondo e la vicinanza di "Libera" Vibo, ricordando che la prossima giornata del 21 marzo si terrà a Soriano, e la fiaccolata è la prima di tante iniziative che si terranno per sensibilizzare i giovani.
A chiudere - prima dei ringraziamenti di papà Martino, che, nella speranza che nessun innocente abbia più a morire, ha invocato nuovamente giustizia - don Marcello Cozzi, secondo cui dall'iniziativa vengono lanciati tre messaggi: il primo, che i mafiosi sono una esigua minoranza; il secondo, che il bianco delle magliette dei ragazzi si contrappone al nero delle coscienze dei criminali; il terzo che c'è una comunità intera che li vomita e loro devono sentirsi vomitati.

Valerio Colaci

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