Migliaia in preghiera e in attesa di giustizia

 

L'Ora della Calabria del 27 Ottobre 2013

Sarebbe stato meglio non vederla tutta quella gente venerdì sera a Soriano. Sarebbe stato meglio non vedere accese quelle migliaia di fiammelle che, muovendosi composte ai bordi delle vie della cittadina domenicana, le hanno illuminate a giorno.

Sarebbe stato meglio non vedere quel sorriso stampato su quelle centinaia di magliette bianche indossate da altrettanti ragazzi e bambini. Sarebbe stato meglio non aver dovuto mai scrivere e leggere certi articoli. Sarebbe stato meglio se un giovane diciannovenne, balzato suo malgrado agli onori della peggiore cronaca, quella nera, fosse rimasto nel suo intimo anonimato a vivere il grosso della vita che aveva davanti, a lavorare col padre, a giocare a calcio e a tifare Juventus. E poi sposarsi, avere dei figli, vederli crescere e diventare nonno. Sarebbe stato meglio se una normale famiglia di lavoratori, che sgobba ogni giorno nei mercati e nelle fiere di tutta la Calabria per andare avanti, fosse rimasta a vivere nella sua abituale routine quotidiana, come ogni normale famiglia di questa martoriata terra. Sarebbe stato meglio tutto ciò, perché avrebbe voluto dire che Filippo Ceravolo, il giovane trucidato da una pioggia di pallettoni il 25 ottobre 2012, sarebbe ancora vivo. Ma purtroppo non è così.
Purtroppo quel 25 ottobre Filippo si è trovato faccia a faccia con un destino che non avrebbe dovuto essere il suo. Non ha avuto il tempo di chiedergli il perché, di dire che non c'entrava niente lui, che era innocente e che quell'insolito destino, quello che l'avrebbe nel giro di un attimo travolto per sempre, aveva sbagliato indirizzo. Non ha avuto il tempo, ed allora quelle migliaia di persone, almeno 3000, e di fiammelle accese si sono viste e bisogna parlarne, perché esse, provenienti da tutta la provincia, e non solo, hanno amplificato e reso assordante il grido di verità e giustizia lanciato dalla famiglia Ceravolo, da papà Martino, che da quel maledetto giorno non vive per altro che per vedere gli assassini del figlio pagare il dovuto con la legge. Tutta quella gente composta, che ha marciato silenziosa per le vie di Soriano e che si è fermata davanti a casa dei Ceravolo per un momento di preghiera, quelle migliaia di fiammelle accese dimostrano che non sono soli i familiari di Filippo; pcome ha dichiarato anche il vicepresidente di "Libera" don Marcello Cozzi «la loro richiesta di verità e giustizia è quella di tutta la comunità e di tutta l'Italia per bene ». È una comunità, quella di Soriano e della Calabria intera, che, come ha sottolineato don Peppino Fiorillo, «vuole uscire dal buio della notte, che provoca il sonno della ragione e la morte, e vuole rivedere l'aurora, che è sole e vita».
Ha ragione lo zio di Martino, Fedele Ceravolo, autore di un libro che parla della vicenda di Filippo, quando dice che «la sera del 25 ottobre, come alla morte di ogni innocente, Dio c'era ed era nel bene, era in Filippo. Ad essere assente era l'uomo che ha premuto il grilletto uccidendo un innocente. Al suo posto c'era il bruto, l'assassino. Prova tangibile del male che affligge la nostra terra. Un male che si sconfigge solo prendendo coscienza della sua esistenza e passando dalla parte del bene. Perché solo così si eviterà che ci sia un altro "Filippo". Altrimenti il suo sarà stato un sacrificio inutile ». C'era Dio, anche venerdì a Soriano, ed era in quelle migliaia di persone che, in silenzio, hanno gridato: «Verità e giustizia».

Valerio Colaci

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