La piccola Giusi e la lettera a Filippo

 

L'Ora della Calabria del 28 Ottobre 2013

Aveva scritto una lettera da leggere il giorno dell'anniversario della morte del fratello.

Ma non ce l'ha fatta Giusi, la piccola di casa Ceravolo, autrice di una commovente e significativa missiva carica di sentimenti fraterni e di ricordi, che ben fanno intendere il dolore che sta vivendo la sua famiglia e che lei, con la sua innocenza da bambina, percepisce e cerca così di descrivere: «Caro Filippo - esordisce la piccola Giusi - tu andavi a lavorare con papà, lo aiutavi e gli dicevi sempre che sta facendo il suo lavoro onesto, e che doveva pure riposarsi un po', perché era stanco. Ora non ci sei più, un destino crudele ti ha strappato alla nostra vita e ti ha portato in cielo, dove la tua stella brilla più di tutte perché sei diventato un angelo meraviglioso». Avrebbe dovuto scrivere di gnomi e fate, di principesse, regni incantati e principi azzurri su cavalli bianchi, Giusi, come vorrebbe la fantasia dei suoi anni innocenti. Ma nella sua favola, però, sono apparsi d'improvviso gli orchi, quelli che hanno portato via il suo Filippo, cambiando inevitabilmente il finale della storia, cancellando definitivamente quel "e vissero tutti felici e contenti...". Quegli orchi hanno spezzato la vita di suo fratello e cancellato di colpo la felicità di tutta la sua famiglia. E la piccola Giusi, nella sua innocenza, questo lo sente, e perciò raccomanda a Filippo di vegliare «su mamma, papà, Maria Teresa , su di me ed anche su Simone (il fidanzato della sorella, ndr) con cui, anche se litigavate spesso, vi volevate bene», e, se può, «di aiutare particolarmente papà, perché non sa darsi pace, gli manchi tantissimo e il suo dolore è immenso». Avrà 10 anni Giusi, forse meno, e quegli orchi le hanno minato la serenità di bambina, le hanno reso tristi i ricordi di quando «io, tu, amore mio, e Maria Teresa giocavamo insieme, litigavamo, ma eravamo felici». Ricordi di giorni felici, di giochi e futili litigi tra fratelli, litigi di quelli per cui, come sempre accade, un minuto dopo passa tutto, non c'è alcun rancore e si torna nuovamente a ridere, scherzare. Ora tutto questo non c'è più, ora «tutto questo - scrive ancora Giusi - mi manca». Ma nella mente della bimba i cattivi pensieri lasciano spesso spazio alla speranza, la speranza che «un giorno ci ritroveremo e vivremo insieme, perché la vita che io, mamma, papà e Teta stimo vivendo è solo un brutto sogno, un giorno ci risveglieremo e tu sarai di nuovo accanto a noi». Un brutto sogno avuto in una notte che, purtroppo, sarà lunga e difficile da passare. Ora, alla famiglia Ceravolo, serviranno forza e coraggio per lottare affinché, con l'aiuto di quanti vogliono loro bene e di tutta la gente che si è stretta attorno a loro, la giustizia trionfi e gli orchi abbiano il finale che riserva loro ogni favola. «Ciao, piccolo grande angelo, sei il mio grande amore. Ciao Filippo mio, dalla tua piccola Giusi».

Valerio Colaci

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