Nel ricordo di Filippo la lettera di don Ciotti

 

L'Ora della Calabria del 29 Ottobre 2013

È mancata la vicinanza, lamentata da papà Martino, del governatore Giuseppe Scopelliti, alla cui risposta, «non sono stato invitato», è stato replicato: «Non eravamo ad un matrimonio. In queste occasioni si partecipa e basta, col cuore e stringendosi ai familiari».

Al di là di ciò, sono tanti, nel giorno del triste anniversario, gli attestati di solidarietà alla famiglia Ceravolo. Tra questi, quello del presidente di "Libera", don Luigi Ciotti, letto, dopo un personale pensiero, da Merilia Ciconte, componente del movimento "Mai più vittime, mai più mafia!". «Eccoci qui questa sera come un anno fa a parlare e a ricordare un ragazzo di 19 anni ucciso per sbaglio. A chiederci perché possono succedere certi episodi». Uno di questi perché è che «l'indifferenza è il primo alleato della criminalità organizzata », per questo «dobbiamo avere il coraggio di indignarci e condannare gesti di violenza e inciviltà », poiché, «non essere indifferenti vuol dire prendere posizione, schierarsi contro la prevaricazione e l'arroganza dei mafiosi. Sono le stesse vittime che ce lo chiedono». Occorre, quindi «andare avanti chiedendo l'impegno di chi finora è rimasto a guardare» perché «per far cambiare questo territorio è necessario che tutti facciano la loro parte: la politica, la scuola, le associazioni, la chiesa le amministrazioni, assumendosi ognuno le proprie responsabilità e doveri. Non c'è mafioso - ha concluso la Ciconte, citando un passo del primo volume del "Dizionario della mafia" - se attorno a lui non c'è una comunità di sostegno che riconosce il suo linguaggio, il suo comportamento, i suoi atti. E non li legge solo come delinquenziali».
Al pensiero della Ciconte è seguito, letto dalla stessa, quello di don Luigi, il quale, riferendosi della triste vicenda di Filippo «vittima innocente della 'ndrangheta», ha parlato di «una vita troncata un anno fa nel suo fiducioso affacciarsi all'età adulta e responsabile. Una delle tante che noi abbiamo deciso di ricordare insieme a tutti gli altri, perché non ci sono morti più o meno degne di essere ricordate». Ma ricordare, secondo il presidente di "Libera", «non basta» poiché, «la morte di Filippo, così tragicamente assurda ed inaccettabile, chiede di stringerci attorno al papà, alla mamma, alle sorelle ed a tutti quelli che lo hanno conosciuto come un ragazzo pulito». Oltre a ciò «chiede anche di rimboccarci le maniche», in quanto «la morte di Filippo non è stata una tragica fatalità», essa «è il male di una società dove la dignità, i diritti, la speranza sono ancora privilegio di pochi». Ragion per cui, «vittima innocente, Filippo interpella le nostre coscienze. Ci invita ad essere comunità corresponsabile. Tutti: da chi ricopre ruoli pubblici a chi è semplice cittadino». Un invito, quindi, a «costruire insieme un mondo dove la vita sia meno fragile ed ogni persona riconosciuta nella sua dignità e nel suo diritto a esistere. E dove - soprattutto - ogni giovane possa tornare a casa felice dopo aver incontrato il suo amore, senza che quella felicità venga troncata anche dalle nostre omissioni».

Valerio Colaci

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