Acquaro, la celebrazione torna dopo l'anno di stop

 

L'Ora della Calabria del 29 Ottobre 2013

Dopo la mancata celebrazione dello scorso anno da parte dell'amministrazione comunale guidata dal sindaco Giuseppe Barilaro, che, con conseguente strascico polemico, si era limitata alla semplice apposizione della corona di alloro al monumento, quest'anno, sentita come sempre, è tornata ad Acquaro la cerimonia civile in onore dei caduti in guerra.

Un cerimonia sobria, in cui da tempo mancano i protagonisti veri, quegli ultimi reduci di guerra che, fieri, portavano la bandiera commemorativa dei tanti figli caduti per la patria. Ma al loro posto ci sono stati i discendenti di seconda e terza generazione, giunti per l'occasione anche da lontano a rammentare, assieme a tanti bambini e ragazzi delle scuole ed a molti cittadini, che il sacrificio di quelle giovani vite non è stato vano. Così, dopo la recita di una preghiera e la benedizione dell'opera marmorea da parte del parroco don Saro Lamari, il lungo corteo si è spostato in chiesa per la santa messa, al termine della quale si sono tenuti i tradizionali discorsi che normalmente si svolgevano in piazza. Incentrata sulla necessità di evitare qualsiasi tipo di armi e di guerre, la predica di don Saro è stata rivolta ai tanti presenti, soprattutto ai più giovani, i quali sono stati invitati a riflettere sulle guerre che ogni giorno ognuno di noi produce, puntando il dito contro qualcun altro, «atteggiamento non cristiano che sta ad indicare che siamo migliori di colui contro il quale puntiamo il dito, isolandolo. Per i piccoli questi gesti si chiamano bullismo. Per i grandi della terra, guerra». Poi, entrando più nel dettaglio, è andato alle origini della cerimonia, «istituita affinché la storia diventasse maestra di vita e non si ripetessero gli stessi errori fatti in passato. Quando poi, però, di errori se ne fanno di peggiori, vuol dire che la storia non è stata maestra, ma solo un libro studiato a memoria. Ed allora gli episodi di bullismo tra i piccoli si moltiplicano, e si moltiplicano le guerre tra i grandi». Quindi, «affinché vi sia la pace, occorre che vi sia un cuore aperto alla pace, alla riconciliazione ed agli ultimi, seguendo sin da piccoli Gesù ed i suoi insegnamenti ». Subito dopo la celebrazione, spazio agli interventi, primo fra tutti quello del sindaco Barilaro, che ha parlato del 4 novembre come «una giornata simbolo che va ricordata al di là delle testimonianze di forma. Queste giornate - ha detto - devono servire ad aggregare, coinvolgere e chiamare all'impegno attivo ognuno di noi, al fine di costruire una nuova democrazia partecipativa, visto che quella esistente presenta parecchie lacune, soprattutto oggi che l'Italia, che pure è un grande paese, sembra arrancare». Quindi, è stata la volta degli alunni - dall'asilo alle superiori -, i quali, a partire dai più piccoli, con maggiore o minore emozione, hanno recitato le loro poesie, tutte incentrate sul significato della pace e della grandezza della patria, sorta sul sangue di tanti giovani eroi immolatisi per essa nelle varie guerre che la storia ha periodicamente e drammaticamente riproposto al loro inconsapevole cospetto.

Valerio Colaci

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