"Il condono edilizio" di Antonio Perugino

 

Compare Damiano residente a Piani, frazione montana di Acquaro, riceve una lettera con la quale il Comune lo invita a regolarizzare la sua posizione abitativa pagando una cifra considerevole a titolo di condono edilizio. Ovviamente Damiano, che vive in quella casa da generazioni, ignora totalmente la ratio del provvedimento.

Damianu restàu cùamu ‘nu cazzuni
quandu aprìu ‘a littara d’u Comuni:
tra spisi, tassi e imponibili lordi
avìa ‘u paga ‘na barca ‘i sordi.

Restàu calmu, s’ assettàu ‘nu mùarzu
Pensàu ‘mprima ch’ era ‘nu schìarzu
ma siccùamu timbru e firma sembravanu vìari
chijamàu pe’ sicurezza a unu d’ u mestìari.

“Damiano carissimo, devi pagare il condono perché hai costruito dove non potevi costruire.”

“Abbucatu, spiegatimi pe’ cortesia
pecchì l’a mandaru  propriu a mia
chi la terra l’accattai
e la casa, grazi’a Dio, l’a pagai.”

“Damiano, tutti devono pagare, il condono è un dovere civico.”

“Cu’ l’ arrobba mia!!! Cùas’ i pazzi
ma mò m’ inchijànanu ‘i cazzi
e si vena ‘a casa mia, cu’ est’ esta,
trasa d’ a porta e nescia d’ a frinesta.”

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