"Luigia a paccia" di Passionacquaro

Questa vecchietta molto particolare forse non la ricorda più nessuno ormai, viveva in una casetta nella parte vecchia del paese composta da una sola stanza dove si riunivano la cucina, il salotto, il bagno e la stanza da letto. La chiamavano LUIGIA, era molto eccentrica e tutti dicevano che parlava con i morti e ci andava anche assieme. Noi ragazzi avevamo paura ad avvicinarla e la schernivamo quando passava tutta vestita di nero traballante sulle sue gambe malferme. Aveva uno sguardo e dei gesti che incutevano timore ma non era affatto quello che si diceva, anzi amava molto i bambini. Mia madre, all'ora di pranzo o la sera, mi mandava con qualche piatto di minestra o di pasta per lei ed io timoroso mi avvicinavo alla porta di quella casetta che nella mia immaginazione sembrava una grotta e aspettavo che fosse lei a fare la prima mossa pronto a scappare. Ma mi accorsi molto presto, frequentando la sua casa, che non era affatto quello che la descrivevano. La prima volta che entrai a casa sua notai lo stato di miseria e di abbandono, di disordine che vi regnava, ma notai i suoi occhi fieri e buoni. Chissà perché i bambini si fidano di ciò che fa paura e riescono a rabbonire con la loro fiducia chiunque. Ero lì impalato la prima volta, in piedi quasi pietrificato quando lei aprì una grossa e vecchia cassapanca di quelle dove una volta si teneva il pane duro e tirò fuori una manciata di cremini. Per chi non ricordasse i cremini erano dei cioccolatini  alla nocciola fatti con surrogati di cioccolata, i cioccolatini gustosi dei poveri che piacevano tanto a noi ragazzini. Da quel momento si instaurò una fiducia immediata che come conseguenza fu l'inizio di una futura lunga serie di visite con piatti che andavano e cioccolatini che riempivano le mie tasche. Ancora adesso non so spiegarmi dove prendesse tutti quei cioccolatini, ma fui molto dispiaciuto quando la trovarono, dopo qualche tempo, deceduta sul suo letto, serena, come se qualcuno l'avesse accompagnata nel suo ultimo viaggio, quel qualcuno di cui si diceva, i morti, fossero i suoi più grandi amici e sempre con lei. Se n'era andata comunque a modo suo, con il suo carattere fiero, la sua dignità e senza disturbare nessuno.

Commenti   

Ubaldo Dore'
# Ubaldo Dore' 2013-01-28 19:33
Una bella testimonianza. Commovente!
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