"Ancora ricordi... Malamotta e..." di Anna Maria Chiapparo

Ho visto per caso le ultime foto di Valerio ed inevitabili, altri ricordi sono affiorati... Malamotta è presente da sempre nel mio passato..."sono cresciuta" con questa collina...chissà quante volte l'avrò percorsa, o meglio scalata... La strada non era bella, né facile prima che facessero quella spianata che s'intravede dalla piazza. Noi facevamo quel sentiero stretto e scosceso che passava sotto le grandi querce che mi sembra esistano ancora. Io bambina, amavo correre avanti per poi fermarmi ad aspettare i miei seduta sotto le querce ad osservare il paese da lassù e lo paragonavo ad un grande presepe silenzioso. Vedevo la lunga scia grigia che tagliava il paese e si snodava verso Manetta...la strada...che speravo un giorno m'avrebbe portata lontano da lì...sognavo posti più belli, più vivi. Ricordo il freddo pungente dell'autunno avanzato che annunciava l'inverno e il vento che soffiava forte come a volermi spingere giù. Il profumo della primavera col canto degli uccelli curiosi che s'insinuavano dappertutto senza paura e il bianco bellissimo del biancospino che pungeva...i fiori delicati cadevano dolcemente al solo tocco ed allora rinunciavo a raccoglierli accontentandomi di guardarli da lontano come facevo coi fiori di pesco che coloravano la collina disseminati qua e là. Quanti mazzolini di violette avrò raccolto... Il pino solitario che mi faceva sognare il mare (chissà perché), forse perché da noi se ne vedono pochi... Lo ricordo da sempre vicino alla casetta diroccata piena di rovi e di scarabocchi sui muri fatti dai monelli. Ogni volta che vi passavo vicino, mi piaceva immaginare chi l'aveva abitata e la vita che vi conducevano, come faccio ancora oggi vedendo palazzi antichi di nobili ormai abbandonati all'incuria del tempo e dell'uomo. A volte mi sembra di sentire un vocio sommesso di nenie lontane, di bambini festosi e d'antichi rosari latini... Ricordo vivamente il grosso incendio che ci mise paura per giorni. Le alte fiamme coloravano il cielo di un rosso spaventoso che inquietava...il vecchio tronco del pino arse per tutta la notte e ricordo ancora il tonfo pauroso che udimmo al mattino presto quando cessò di esistere la vecchia leggenda... E la magia della neve... Quando abbiamo cambiato casa, Malamotta era sempre davanti ai miei occhi. Su quella collina vedevo il cambiare delle stagioni. Sulle nuvole che la sfioravano, sognavo mondi lontani portati dal vento. Da un balcone m'affacciavo verso il mondo col potente mezzo della fantasia...dietro, alle spalle, quattro mura di prigionia che oggi diventano nostalgia.

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