"I cavalieri del tempo" di Anna Maria Chiapparo

Su per tortuose colline o per strade larghe ed ormai asfaltate, li vedi spuntare di qua e di là... maestosi, alteri, complici, silenziosi, rugosi come vecchi stanchi, custodi di mille segreti. Pensierosi portatori di mille pene chiuse nel cuore. Custodi di un tempo che fu nelle mani di chi li piantò. Cavalieri del tempo che scorre e li cambia. Chiome pesanti ed argentee come canuti signori che, lenti ormai nei movimenti, sanno tanto ascoltare, tanto offrire, ancora amare... Secoli d'intemperie li hanno forgiati, scavati, corrosi, piegati, ma mai distrutti, anzi rinvigoriti. Ulivi dal frutto prezioso. Compagni d'intere giornate. Confessori di mille pensieri a tu per tu col cuore. Piangenti e tristi come noi nella pioggia; nel vento chiacchieroni di tante ciarle che arrivano lontano. Culle per passerotti curiosi. Fioriti come velo di spose. Generosi come mamme allattanti... Sono tanti gli ulivi, da noi. Hanno radici lontane toccate da mani greche, hanno sfamato e riscaldato tanto. Un olivo è molto di più di quel che è: è un amico prezioso a cui ti rivolgi nella buon'annata cercando il suo aiuto. In lui speri in primavera quando lo curi scrutando i suoi fiori. In lui credi quando non ti delude e ai suoi piedi ti fa trovar i suoi tesori. Raramente delude, anche se non lo curi, ma sai che l'amicizia è una pianta che va curata, altrimenti muore... ma non muore solo per mancanza di cure, soprattutto muore per mancanza d'amore. L'olivo abbandonato a se stesso non morirà subito perché tenace e cocciuto come chi l'ha voluto e non si rassegna facilmente, spera ancora. Spera sempre in una nuova potatura che lo rinvigorisca. Aspetta fiducioso e paziente ricordando i momenti passati insieme quando sbuffavi sotto il sole o gelavi nel freddo inverno con le mani nella terra a raccogliere i suoi doni. Non ci pensi, ma ti osservava silenzioso e curioso seguiva i tuoi gesti. Tu non te ne curavi e pensavi solo ad un buon raccolto, egli, invece aspettava una carezza, un grazie, uno sguardo alle sue fronde solo a guardar le fronde, non quello che c'era dentro... Immagino gli uliveti come mondi incantati che si trasformano lontano dagli occhi umani. Mondi animati dai tanti pensieri che prendono vita e si raccontano da sè. Passando molte ore china a raccogliere, non vedevo l'ora di finire e tornare a casa al caldo, ma c'erano giorni un po' strani (o forse magici?) in cui mi estraniavo e venivo quasi rapita dal tempo che mi portava a vedere antichi avi curvi come me a cercare le olive preziose, ma non era questo che m'incuriosiva, ma i loro vetusti pensieri. Chissà a cosa pensavano lavorando... ed io, noi? Io inseguivo i miei sogni volando nell'azzurro del cielo e parlando con pettirossi curiosi che s'avvicinavano più del dovuto. Inseguivo farfalle colorate che si sciupavano presto e desideravo essere come rondini forti, capaci di fare lunghi viaggi... Poi, improvviso, lo stormire del vento tra le foglie d'argento, mi destava. Trovavo accanto quella corteccia rugosa e dura, qua e là coperta di soffice muschio vellutato che mi faceva intristire, ma mai confondere. Era in quei momenti che mi pareva d'udire una voce cullante portata dal vento al di là della collina e rinfrangersi contro il dirupo assolato intento alla sua vita. Il cielo trasparente, come coltre turchina attutiva i rumori lontani e si distingueva solo il canto degli uccelli. Era la voce della natura che intendeva essere protagonista e non spettatrice, ed allora capivo che tutto ha un senso, tutto è vita. Io penso che gli ulivi, come tutte le piante, sanno ascoltare e accarezzano il cuore come solo loro sanno fare. Capiscono i nostri silenzi e le nostre rabbie senza bisogno di parole... Noi, egoisti che lasciamo ovunque i nostri pensieri senza curarci di chi li ascolterà, andiamo lontano, torniamo, cambiamo... loro, sempre lì, pazienti cavalieri del tempo che scorre. Da lontano pon-pon sbiaditi, da vicino, silenziosi amici... Mi sembra di riveder le "terrazze" di Malamotta, ma so che tutto è cambiato... Io li ho traditi, altri li han recisi, ma so che la loro voce, flautata dal vento non morirà mai. Vivrà per sempre portata come un tam-tam infinito di chioma in chioma che supera il cielo ed io, ovunque sarò, la sentirò ogni volta che vedrò un albero di ulivo, silenzioso custode del tempo che fu, che è e sarà.

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