"I viaggi di ogni mattina" di Passionacquaro

Mi ricordo come si apriva la mattinata dei nostri paesani una volta quando la vita era più dura e le persone erano anche più vere e genuine perché soffrivano evidentemente in modo diverso che adesso. Io ho vissuto in parte questo come tanti altri della mia età e ho un ricordo indelebile come le cose che incidono. La mattina presto mi ricordo che era un via vai di persone, luci che si accendevano e si spegnevano, porte e finestre che si aprivano e cigolavano anche perché erano fatte di materiali strani e poveri come il legno o, caratteristiche e moderne per quei tempi, di lamiera saldata. Gli ormai quasi scomparsi "MANDALI", logori dall'uso, emettevano quel loro tac particolare quando bloccavano le porte o le finestre. Gli usci cigolavano e si confondevano con i passi e il vociare soffuso o alto delle persone che si alternavano sulle porte o nelle vie. Sbattevano involontariamente le zappe e i rastrelli e producevano quel rumore metallico che si sentiva distinto nel silenzio del mattino nonostante tutta la vita che girava in quelle vie e vicoli. Le persone venivano fuori da ogni dove e si riversavano in strada come un esercito di formiche, si univano e si riconoscevano al buio tra di loro mentre andavano verso le loro vie. Ogni tanto qualcuno lasciava la via principale e qualcun altro commentava la direzione presa con una flemma di chi aveva visto da sempre. La via principale portava alle campagne, poi ognuno si "JETTAVA" di qua o di là verso una "SCORCIATURA" per arrivare alle sue terre. Si lavorava fino a mezzogiorno e poi ci si raccoglieva nella "CASEJA" per consumare quel pane e companatico che si portava nello zaino che era sgualcito e consumato dall'uso prolungato, oppure nello "SERVIATTU", un involucro fatto con un grosso tovagliolo legato alle estremità con dei grossi nodi, oppure nella "SPORTEJA", una cesta intrecciata di canne e ginestra. Al momento di mangiare c'era un rituale che non era stato stabilito da nessuno ma che veniva naturale. I genitori o i nonni prima di mordere qualcosa allungavano da mangiare ai ragazzi ed ai bambini e si allietavano vedendoli assaporare con fame il povero pane o companatico dopo aver fatto il loro dovere. Il pane di solito era duro ed il companatico era spesso composto da tutto quello che rimaneva il giorno prima ed era un lusso, oppure se andava peggio vi era la "CARNA SALATA" che noi ragazzi non amavamo tanto e ci faceva bere tantissimo durante il pomeriggio. A volte i genitori godevano di un certo bonario sadismo a portare tutte le cose che a casa non si mangiavano e che sarebbero state consumate invece con voracità in campagna. A sera ci avviavamo tutti e ci rincontravamo per le vie sempre alla solita ora e ci preoccupavamo se qualcuno, che vedevamo con abitudine, non si faceva vedere, tanto che si chiedeva, giunti a casa, se il Tizio o il Caio era rientrato. Questa abitudine era consueta tra la gente rurale in quanto a volte, per non tornare il giorno dopo e recuperare del tempo, si preferiva fare tardi e i parenti erano preoccupati perché allora non c'erano mezzi di comunicazione se non prendere le gambe in spalla e andarci di persona. Questa era la vita degli acquaresi ai tempi, ed essi ripetevano il loro viaggio giornaliero per andare a lavorarsi ed a sudarsi il loro guadagno, ma tutto questo era comunque rotto dalle belle tradizioni e feste che si rincorrevano nel corso dell'anno.

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